Possibilità della musica in pazienti con ictus

“Quando si visita un paziente subito dopo un ictus o una lesione cranica, si vedono solo gli effetti totali dell’insulto: paralisi, afasia o altre disabilità. è difficile distinguere le disabilità causate dal danno anatomico da quelle riconducibili invece all’inibizione del tessuto nervoso circostante. Nella maggior parte dei pazienti, sarà il tempo a mostrare la differenza: l’inibizione tende infatti ad attenuarsi spontaneamente, di solito nell’arco di qualche settimana. In alcuni soggetti ciò non accade. A questo punto è fondamentale iniziare la terapia per promuovere quella che Lurjia chiamava “de-inibizione”.

La logoterapia può portare alla de-inibizione, ma a volte capita che fallisca; in questi casi, si potrebbe erroneamente pensare che l’afasia del paziente sia dovuta a un danno anatomico permanente e quindi irreversibile. In alcuni soggetti, però, la musicoterapia può riuscire laddove la logoterapia convenzionale ha fallito. Forse le aree corticali precedentemente inibite ma non distrutte possono essere de-inibite, lanciate di nuovo in azione risperimentando il linguaggio – seppure un linguaggio del tutto automatico, inglobato nella musica”. (Oliver Sacks)