Caso 4: cantante progressive rock

Diego Marchesi, cantante dei Kingcrow

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Parto subito col dire che, ormai a distanza di un anno e mezzo, quella col Metodo Audio-Psico-Fonologico Tomatis è stata un’esperienza che consiglio. Io sono un cantante che si esibisce con una rockband e sono soggetto, per la natura del genere che faccio (anche se non è l’unica causa), ad un notevole stress vocale.

Sono arrivato a provare il metodo su consiglio della mia insegnante di canto Eleonora Bruni.

Stavo lavorando su un affaticamento vocale importante che mi portava a non riuscire più comodamente a raggiungere alcune note (soprattutto il cosiddetto “misto”) ed a coinvolgere la muscolatura del collo in modo eccessivo. Una spinta soprattutto all’attacco del suono decisamente ipercinetica che nel tempo aveva causato anche un “precontatto” tra le corde vocali che facilmente continuando su quella strada avrebbe portato ad una situazione nodulare.

Il primo test d’ascolto svolto con la dott.ssa Stillitano ha evidenziato alcuni gap percettivi che inficiavano gli estremi del suono percepibili oltre alla zona del cosiddetto “passaggio di registro” che per me è intorno al LA3.

Già l’inizio del lavoro col Tomatis (la fase “Passiva” di ascolto di alcuni brani di Mozart o di canto gregoriano con frequenze selezionate esaltate/diminuite ad hoc ) ha evidenziato in me traumi che probabilmente il mio orecchio aveva subito con gli altissimi volumi della sala prove e nei concerti e la conseguente drastica riduzione della percezione “sottile”.

La fase invece “Attiva” (ascolto e riproduzione di suoni,parole, brevi fraseggi vocali) mi ha fatto comprendere dove posizionassi il suono in prevalenza, quanto ascolto interno di ciò che producevo avessi (più basso che in passato) e quanto quindi percepissi di dover “sforzare” il mio suono per sentirlo (parlo sempre di volume interno che, evidentemente, era molto distante da quello esternamente percepito). In breve: usciva un risultato 4 e lo sforzo da me percepito era 7.

Il percorso nelle sue varie fasi mi ha aiutato (coadiuvato da esercizi e tecnica vocale che già facevo da solo o con l’insegnante) a rieducare una percezione che si era sfasata del suono interno/esterno, direi che ha “fatto pulizia” e mi ha riportato in maniera naturale e non invasiva a percepire meglio e maggiormente alcune “zone” di suono permettendomi di essere più a mio agio vocalmente e di conseguenza ad utilizzare la metà degli sforzi profusi fino a quel momento per emettere e raggiungere alcuni suoni (gravi, note di passaggio)

Il test d’ascolto finale, al termine delle 60-70 ore del progetto, ha sostanzialmente confermato il recupero seppure ancora non totale di alcuni fondamentali “buchi” di suono.

Penso di aver ricevuto benefici anche nella voce parlata che ha trovato il modo di “riposarsi” maggiormente attingendo le sue caratteristiche più gravi in modo naturale.

La sensibilità , la professionalità e l’attenzione, non comuni, della Dott.ssa Stillitano hanno reso il percorso di rieducazione oltre che utile anche molto piacevole ed interessante.

 Diego Marchesi